Numeri e scenario da tracollo quelli di Blackberry, con il triste epilogo di ieri, quando l’azienda, ufficialmente sul mercato da agosto e in piena ristrutturazione da settembre (almeno 4.500 i dipendenti coinvolti dai tagli annunciati), ha dichiarato di non essere più in vendita (per il momento).
Una scelta che vanifica due mesi di continui contatti per un nuovo acquirente, operazione quest’ultima che avrebbe spinto il principale azionista, Fairfax, ad aumentare la propria quota di partecipazione (dunque altra liquidità) e che ha provocato importanti ripercussioni presso gli uffici centrali, con Thorsten Heins sostituito ad interim dal recentissimo acquisto John Chen fino a che non sarà trovato un nuovo amministratore delegato.
Una decisione che non è proprio piaciuta a Wall Street, dove il titolo ha sforato quota -20%, e che evidenzia come all’azienda pioniere del moderno smartphone non sia arrivata alcuna valida, e soprattutto solida, offerta d’acquisto.

L’ex colosso Usa della telefonia mobile ha fatto sapere di voler continuare da solo e con un nuovo vertice sulla strada del risanamento finanziario e del rilancio di marchio e vendite, ormai al collasso.
Fairfax Financial Holdings e altri investitori istituzionali dovrebbero iniettare un altro miliardo di dollari (in debito convertibile) nell’operazione di rilancio interno, da destinare immediatamente al lancio di un prodotto che possa rimediare al flop del nuovo sistema operativo e del nuovo Blackberry Z10.
Sono contento di entrare in una società con il potenziale di Blackberry, un marchio icona. Ci sarà bisogno di tempo, disciplina e decisioni difficili per reclamare il nostro successo”, il primo commento di John Chen, che ha promesso un nuovo modello di business orientato a clienti, dipendenti e azionisti.

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