Il Marshals Service statunitense un corpo di polizia che fa capo ad una delle più antiche agenzie federali degli Stati Uniti d’America, ha messo recentemente in vendita 50.000 bitcoin. Questi soldi erano stati confiscati a Ross Ulbricht, il titolare del sito illegale di e-commerce Silk Road chiuso l’anno scorso.

Quest’asta – questa moneta elettronica verrà ceduta a colpi di 2.000 e 3.000 bitcoin al miglior offerente – dovrebbe raccogliere l’equivalente di 15 milioni di euro ed ha avuto l’effetto di far crollare nuovamente la quotazione dei bitcoin, dopo che la moneta elettronica era ritornata da poco sopra i 400 dollari – se ci pensate un annetto fa aveva raggiunto un cambio di un bitcoin per 1216,73 dollari.

Le montagne russe del cambio bitcoin/dollaro non hanno allontanato gli investitori. Alcuni degli imprenditori più in vista della Silicon Valley stanno investendo su questa criptomoneta milioni di dollari – tra di loro c’è ad esempio il presidente di Google Eric Schmidt. Un caso esemplare di questo interesse è rappresentato dalla startup canadese Blockstream.

L’obiettivo di questa impresa sarebbe quello di far crescere il Bitcoin creando una sorta di alleanza tra tutte le criptomonete presenti sul mercato. Blockstream ha già raccolto 21 milioni di dollari. Tra gli investitori ci sono Eric Schmidt, ma anche Reid Hoffman, co-fondatore di Linkedin, e Jerry Yang, co-fondatore di Yahoo.

Google aveva anche pensato a creare una moneta propria (ovviamente elettronica) già dal 2011 – come riportano le trascrizioni di una conversazione segreta tra Julian Assange ed Eric Schmidt.

L’interesse del colosso di Mountain View per la criptomoneta ha portato all’installazione nel London Campus, sede di diverse startup nate nella capitale inglese, un bancomat per acquistare Bitcoin usando contanti o la carta di credito.

Intanto anche Bankitalia (un po’ in ritardo) finisce per occuparsi del Bitcoin: nel Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria pubblicato a maggio la Banca d’Italia ha ricordato che le monete virtuali non sono moneta legale ed i loro utilizzatori non sono tutelati per i pericoli legati ad esse. E poi ci sono i rischi di essere accusati di riciclaggio. Il nostro istituto centrale arriva dopo altre banche centrali e per un difetto di fabbricazione

Bankitalia sottolinea che le monete virtuali non siano assimilabili alla moneta legale e i loro utilizzatori non siano tutelati dai pericoli a esse associati. La Banca d’Italia pone anche in evidenzia il rischio di riciclaggio collegato all’uso della divisa.

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