Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che non si debba pagare l’Iva sulle operazioni di cambio tra le valute tradizionali e la moneta virtuale creata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Secondo i giudici dell’Ue, la direttiva Iva prevede che siano assoggettate a questa imposta le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso nel territorio di uno Stato membro. Non possono essere considerate operazioni imponibili – ovvero soggette all’Iva -, le operazioni relative “a divise, banconote e monete con valore liberatorio“.

La pronuncia della Corte è nata dal caso di David Hedqvist, un cittadino svedese, che prima di avviare la sua attività di cambio – da monete tradizionali a virtuali – ha richiesto un parere preliminare alla commissione tributaria svedese: voleva sapere se avrebbe dovuto essere versare l’Iva per la sua attività di cambio con il Bitcoin.

La commissione tributaria ha emesso un parere nel quale ha considerato questo tipo di operazioni esenti da Iva. La decisione è stata poi impugnata dalla amministrazione fiscale svedese (Skatteverket), che si è appellata alla alla Suprema corte amministrativa (che a sua volta si è rivolta alla Corte di Giustizia europea, ma si è vista respingere il ricorso. L’esenzione è stata introdotta con un obiettivo: mitigare le difficoltà che sorgono nel contesto della tassazione delle transazioni finanziarie.ma diversa era l’opionione della che si era appellata alla Suprema corte amministrativa