Alla fine tutto è stato sospeso. I rappresentanti dei 27 paesi dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles per approvare il bilancio Ue 2014-2020 hanno deciso di non decidere. Troppe le divergenze. Si rinvierà tutto probabilmente a gennaio o febbraio. Al termine della giornata d’incontri del 23 novembre, fonti diplomatiche hanno riferito che i capi di governo hanno dato mandato ad Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Ue, di presentare un nuovo compromesso da discutere in un nuovo vertice.

La questione è complessa. Inizialmente la Commissione europea aveva presentato un bilancio da 1.091 miliardi di euro complessivi. I grandi capitoli di spesa sono i fondi per la politica agricola (i cosiddetti Pac), i fondi per la coesione e la ricerca e sviluppo.

La Gran Bretagna di Cameron, appoggiata alla Svezia, ha chiesto un taglio complessivo di 200 miliardi. La Germania, forte nei brevetti, non vuole troppi tagli nella ricerca. La Merkel è spalleggiata da Olanda, Danimarca  e Finlandia. L’Austria appoggerebbe la Germania ma è pronta al veto se le si riduce lo sconto sui Pac. Francia e Italia sono per la moderazione. Hollande non vuole toccare la politica agricola. L’Italia perderebbe con i tagli 4,5 miliardi di fondi agricoli e il 20% dei fondi di coesione, ai quali il sud non può rinunciare. Inaccettabile, considerando che il nostro Paese è il terzo contributore netto al bilancio Ue, il primo in rapporto al Pil. Bene ha fatto quindi Monti ad opporsi. Tutto l’est e il sud continentale, più l’Irlanda, è invece contrario ai tagli.

L’approvazione richiede l’unanimità. Attualmente impossibile.

photo credit: Giampaolo Squarcina via photopin cc