Taglio da 50 milioni di euro alle spese dell’Unione Europea. La bozza di bilancio 2013, che verrà probabilmente approvata nel prossimo summit del 22/23 novembre a Bruxelles, trova così il compromesso con governi britannico e tedesco, che volevano porre un tetto alle spese dell’Unione in un momento in cui ai singoli Stati è chiesta l’austerity.

A redigere la bozza del nuovo bilancio è stata la presidenza cipriota, di turno al timone della Commissione Europea. I target individuati per il decennio 2010-2020 comprendono l’innalzamento del tasso di occupati tra i 20 e i 64 anni al 75% dall’attuale 69%, una percentuale di spesa dei Pil europei destinata alla ricerca e sviluppo e all’innovazione del 3% e riduzione del numero di coloro che vivono sotto la soglia di povertà nei confini dell’Unione del 25%, per far uscire 20 milioni di persone dalla condizione di povertà. Il budget europeo prevede che 64456 milioni di euro vengano destinati a tali strategie (+2,7% rispetto all’anno scorso), su un totale di 1033 trilioni di euro di spesa. Un pool di Stati membri capeggiati dalla Germania avrebbe voluto una spesa di 960 mila miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil totale dell’area euro, mentre la Gran Bretagna avrebbe voluto un taglio ancora più sostanzioso.

Secondo quanto riportato nella bozza di bilancio 2013 redatta dalla Commissione Europea, i 27 Paesi membri dell’Unione presentano un deficit/Pil del 4,7% e un deficit strutturale (vale a dire al netto di movimenti ciclici e provvedimenti straordinari) del 4,75%. A cinque anni dalla crisi dei mutui subprime, si legge nel bilancio, esiste ancora uno scenario di alti livelli di debito in alcuni stati dell’Unione. Ci vorrà tempo, si avverte, perché gli aggiustamenti fiscali, economici e finanziari diano il loro frutto.

Lo sviluppo tuttavia non è uguale in tutti gli Stati europei, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro: la disoccupazione spazia infatti dal 5 al 20%. Tra gli obbiettivi economici e finanziari che saranno nel focus dell’Unione Europea nei prossimi anni c’è proprio il mercato del lavoro, oltre alla ripresa dalla crisi e allo sviluppo sostenibile e all’allargamento del numero di Paesi membri. A questo proposito, Croazia, Islanda e Turchia sono citati come Paesi che già incontrerebbero i requisiti necessari ad entrare nell’Ue. Tra gli obbiettivi figurano anche la stabilità finanziaria e il sostegno ai budget nazionali che ne abbiano bisogno, tra cui Grecia, Irlanda e Portogallo, mentre per quanto riguarda l’Ungheria sono state sospese le trattative per la concessione di aiuti internazionali a causa delle resistenze del governo ad adeguarsi ai parametri richiesti da Ue e Fmi.