Il capitale di Piazza Affari è calato, l’anno scorso rappresentava il 27,6 per cento del Pil mentre nel 2011 questo valore è sceso fino al 20,7 per cento che equivale a 333,3 miliardi di euro. Le società quotate in borsa nel 2010 erano 332, mentre nel 2011 erano 328. Qualche realtà industriale ha pensato bene di mettere al riparo il capitale scendendo dall’ottovolante di Piazza Affari. In crescita c’è la domanda di obbligazioni, mentre Unicredit si rivela il titolo con  maggiore liquidità.

Per capire com’è stato possibile che l’Italia fosse bersagliata dagli speculatori, è sufficiente considerare che il Ftse Mib di piazza Affari in un anno ha perso il 25,28 per cento del suo valore. Mentre il calo registrato alla fine dell’anno scorso era “soltanto” del 12 per cento.

Nonostante sia peggiorata la situazione da un anno all’altro, a livello generale si deve considerare che Piazza Affari chiude per il secondo anno consecutivo in rosso. La situazione passiva peggiore dall’inizio del periodo di crisi, però, è stata registrata nel 2008 quando le perdite in borsa dell’S&P Mib erano prossime al 48 per cento.

A fronte di un numero inferiore all’anno scorso di società quotate in borsa, c’è da valutare che ci sono state anche 10 nuove ammissioni sui mercati: Fiat Industrial e poi anche: Italy1 Investemnt, Unione Alberghi Italiani, Imvest, Valore Italia Hp, Made in Italy 1, Salvatore Ferragamo, Soft Strategy, Ternigreen, Ambramobiliare.