Da tempo alcuni eventi internazionali che riguardano soprattutto i paesi in cui il petrolio prodotto rifornisce la maggior parte dell’Occidente, hanno determinato un aumento del prezzo dei carburanti. Le proteste, alcune volte anche cruente, si sono sviluppate in molti settori.

Il prezzo della benzina, in Italia, sta per sfiorare e superare in molte regioni l’1,9 euro al litro, un prezzo che dipende sia dall’aumento dei costi del petrolio al barile, sia dall’aggiunta delle accise. I continui aumenti, da un lato impensieriscono i consumatori, dall’altro pongono problemi di gestione ai politici.

A cosa sono dovuti i rialzi dei prezzi? Prendiamo in esame quel che succede nei maggiori paesi produttori ed estrattori di petrolio per trovare le molteplici cause alla base degli aumenti.

Hanno influito sulla situazione attuale le sanzioni occidentali imposte all’Iran. Molti paesi, infatti, hanno deciso di interrompere le impostazioni del petrolio da questa nazione. Ci sono state poi molte minacce di chiusura dello stretto di Hormuz.

Molto influenti anche i problemi dello stato del Sud Sudan che ha interrotto la produzione di petrolio. Nello Yemen, poi, ci sono stati gli scioperi dei lavoratori del settore petrolifero che hanno protestato per i bassi stipendi.

Questi problemi, legati ad una crescente domanda di carburanti legata anche alle economie emergenti, ha fatto lievitare i prezzi.