Le accise sono delle imposte di produzione e vendita che dal 1935 ad oggi lo Stato italiano ha scaricato sui carburanti per andare a finanziare interventi straordinari, teoricamente temporanee ma che poi non sono state mai abolite a emergenza finita, diventando tutte permanenti.

Si tratta dunque di tasse cosiddette di scopo, i cui proventi sono destinati a specifici capitoli di spesa, ma riguardando spesso emergenze non più in atto in molti casi finiscono direttamente nel bilancio pubblico. Ad oggi sulla benzina gravano tasse riconducibili a quasi cento anni fa e la cosa più grave è che proprio le accise rappresentano la parte più consistente del prezzo di benzina e gasolio, tanto che per ogni litro si paga solo in minima parte il costo industriale del carburante, il resto (il 69% circa) sono tutte tasse.

Tanto per fare un esempio, la prima accisa fu introdotta da Mussolini nel lontano 1935: 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia e questa tassa ancora oggi grava sui carburanti. E purtroppo non è l’unico esempio del genere. Ad oggi l‘elenco delle accise che gravano su benzina e diesel è il seguente:

  1. 0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
  2. 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
  3. 0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
  4. 0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
  5. 0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
  6. 0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
  7. 0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
  8. 0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
  9. 0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
  10. 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
  11. 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
  12. 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
  13. da 0,0071 a 0,0055 euro: Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (2011)
  14. 0,04 euro: Legge 225/92, per far fronte all’emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
  15. 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
  16. 0,082 euro (0,113 sul diesel): Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici» del governo Monti (2011)
  17. 0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

A tutto questo si aggiunge il fatto che sulle accise si paga l’IVA al 22%: una tassa sulla tassa che comporta un maggiore introito per le casse dello Stato per ogni aumento della benzina. E oggi il Governo pensa anche ad aumentare le accise di almeno due centesimi di euro, probabilmente con la scusa dell’emergenza per il sisma, ma in realtà per andare a correggere il deficit pubblico ed evitare la procedura di infrazione da parte dell’UE: ogni centesimo di accisa in più produce un gettito di 400 milioni di euro l’anno.