Il caro carburanti non conosce soste. Un litro di benzina verde si avvicina alla fatidica soglia psicologica dei 2 euro per litro. La media nazionale, con un aumento di centesimi, è arrivata ieri a 1,86 euro per litro. I picchi si sono registrati nel centro Italia, in regioni come le Marche, dove è stato toccato un massimo di 1,93 euro per litro.

Le cause dell’escalation e le reazioni delle associazioni

Sui prezzi pesano le tensioni sull’Iran e il blocco delle importazioni da Teheran, che ha rilevanti effetti sulle quotazioni del greggio sui mercati internazionali delle materie prime. Tuttavia il movimento del prezzo dei carburanti ieri è stato paradossalmente inverso a quello del greggio. Ieri il Brent scambiato a Londra ha perso oltre 2 dollari al barile. Una flessione che non si è nemmeno lontanamente riflessa sui prezzi alla pompa.

I rialzi, dettati dalla componente fiscale, potrebbero non esser finiti. Ieri il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, ha detto nella trasmissione Ballarò che a ottobre l’Iva salirà dal 21 al 23%.

Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato che ogni automobilista paga per i propri rifornimenti fino a 16 euro in più al mese, mentre Coldiretti, Confagricoltura e Cia hanno messo l’accento sulle possibili ricadute del caro-carburanti sui prezzi dei generi di prima necessità: in un Paese come l’Italia dove l’88% dei trasporti commerciali avviene su gomma, il record dei carburanti potrebbe avere un effetto valanga sulla spesa, con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione. Il gasolio agricolo ha inoltre registrato un incremento di prezzo di oltre il 100% in meno di due anni.