La Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati all’1 per cento. Una decisione in controtendenza rispetto alle prospettive inflazionistiche dell’Eurozona. Spieghiamo meglio l’accaduto.La BCE, guidata da Mario Draghi, ha deciso di mantenere il tasso di rifermento per la zona Euro all’1 per cento. Una decisione che influisce anche sui tassi delle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi per cui i tassi restano rispettivamente all’1,75 e allo 0,25 per cento.

In genere, per constrastare l’inflazione si usano dei tassi d’interesse elevati e l’inflazione nell’Eurozona è salita abbastanza da giustificare una decisione diversa rispetto a quella presa dalla BCE.

A dicembre però c’è stato un calmieramento dell’inflazione rispetto al mese precedente. Il tasso è passato dal 3 al 2,8 per cento e si prevede che la tendenza al rallentamento dell’indice sia confermata nei prossimi mesi.

Mario Draghi, in più, ha chiesto di accelerare il trattato fiscale e di rafforzare il fondo salva-stati. Nuove preoccupazioni per un possibile default, infatti, arrivano dall’Ungheria.

In Europa anche la Banca d’Inghilterra ha preferito mantenere inalterati i tassi d’interesse fermi allo 0,5 per cento. In questo modo si è assicurata nei forzieri anche 275 miliardi di sterline. Gli analisti prevedono che da febbraio la Banca d’Inghilterra faccia un’iniezione di liquidità da 50 miliardi di sterline.