La Banca Centrale Europea ha varato una serie di misure, cinque in totale. Prima fra tutte il prolungamento del Quantitative Easing fino a marzo 2017 (o anche oltre se sarà necessario); in seconda battuta il taglio del tasso sui depositi (che viene portato da -0,20 per cento a -0,30 per cento e che avrà effetto a partire dal prossimo 9 dicembre); in terza battuta il reinvestimento dei titoli acquistati in scadenza, da parte della Banca centrale Europea stessa, per garantire favorevoli condizioni di liquidità; in quarta istanza l’allargamento della lista dei titoli che la Banca Centrale Europea può comprare (ossia quelli emessi dalle autorità regionali e locali); infine, in quinta e ultima battuta, finanziamenti settimanali e trimestrali alle banche, che continueranno a tasso fisso e con ammontare illimitato, finché ciò sarà necessario.

Il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha spiegato che questa serie di cinque misure si giustifica con lo scopo di ricondurre l’inflazione verso l’obiettivo vicino al 2 per cento. Si tratta di un traguardo assai difficile e lontano ma che nel 2017 potrebbe essere raggiungibile.

Dopo aver appreso le nuove misure della Banca Centrale Europea, le Borse del continente sembrano non aver reagito bene, facendo segnare indici in calo dopo che Mario draghi non ha battuto le attese dei mercati (e soprattutto dopo aver annunciato il prolungamento del Quantitative Easing fino a marzo 2017 e il taglio del tasso sui depositi). Ad ogni modo si trattava di misure che i mercati si attendevano: l’Euro è passato in pochi scambi da 1,056 a 1,083. Alle ore 16 è invece previsto l’intervento di Yanet Yellen, governatore della Fed (annuncerà l’alzamento dei tassi negli Stati Uniti?).