Ieri il Ftse Mib si è chiuso con un ribasso del 3,92%. Secondo la Banca centrale europea questa ed altre cadute delle piazze borsistiche non sarebbero da imputare alle parole di Mario Draghi a Napoli. La spiegazione che circola è che il movimento ribassista sarebbe iniziato già in mattinata, e si sarebbe accentuate dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici sui conti pubblici. Le stesse fonti hanno sottolineato che il presidente della Bce, pur non avendo dato indicazioni precise sugli acquisti delle emissioni Abs, ha comunque sottoineato che nel Consiglio ci sarebbe stato un orientamento unanime per attuare altre misure non convenzionali qualora i rischi di deflazione si confermassero.

Non bisogna sopravvalutare i movimenti di mercato, ma nonostante la difesa d’ufficio della Bce, è difficile nascondere il fatto che il movimento al ribasso di ieri, mostri come molti operatori siano delusi “per la mancanza di un punto di riferimento chiaro ed esplicito sull’ammontare di asset acquistati dalla Bce”, come racconta Vincenzo Longo, market strategist dell’ufficio studi IG. Più o meno gli stessi concetti vengono ripetuti da Marco Valli, capo-economista per l’eurozona di Unicredit.

Insomma i mercati non si possono accontentare delle chiacchere di Draghi e abbastanza presto la Bce deve fornire le cifre sugli acquisti e sul “volume della prevista espansione di bilancio” – sono le parole di Vincenzo Longo. Attenzione perché dietro gli applausi ricevuti ieri da Matteo Renzi dalla platea di investitori e banchieri riuniti alla City di Londra si nasconde la stessa impazienza. Per capirlo basta citare Alberto Gallo, responsabile della strategia sul credito in Europa per Royal Bank of Scotlandla luna di miele degli investitori con Renzi è finita. Ora dopo gli annunci tutti attendono i fatti”.

Tanti annunci non si sono ancora concretizzati in tante riforme. Ieri MAtteo Renzi ha detto che l’intero pacchetto di riforme si potrà concludere “entro sei mesi”. Secondo Alberto Gallo, si tratta di  ”una scadenza molto ambiziosa effettivamente non è facile implementare tutti questi cambiamenti in così poco tempo. Forse ci vorranno più di sei mesi di tempo, ma non so se il mercato potrà aspettare più a lungo di così”. Dopo tale data si rischia un nuovo attacco sul debito come è avvenuto ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi. Se accadesse però non se l’Italia potrebbe continuare a restare nell’Euro.

(photo credit by Infophoto)