Pressione fiscale e livello degli spread sono i principali freni all’economia italiana. Lo ha dichiarato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nell’ambito delle Considerazioni finali dell’assemblea annuale dell’istituto di via Nazionale svoltasi questa mattina a Roma. Per Visco si è trattato della prima partecipazione all’evento di Palazzo Koch dopo l’era di Mario Draghi.

“Per l’Italia – ha spiegato Visco – il 2012 non potrà che essere un anno di recessione, per le incertezze finanziarie e le drastiche, pur se indispensabili, misure di correzione del bilancio pubblico”. Visco ha illustrato anche le aspettative di Bankitalia sull’andamento della congiuntura nei prossimi mesi, sottolineando che “in scenari non troppo sfavorevoli la caduta del prodotto può essere contenuta intorno all’1,5%” e aggiungendo che una ripresa potrà affiorare verso la fine dell’anno”.

Gli spread alti intralciano la crescita

Gli spread elevati rappresentano un rischio per la stabilità finanziaria e “un ostacolo alla crescita”, e soprattutto impattano negativamente sul Pil per circa l’1%. Dalla relazione letta da Visco si apprende che “i differenziali attuali di rendimento dei titoli pubblici non sembrano tener conto di quanto è stato fatto: alimentano ulteriori squilibri, determinando una redistribuzione di risorse dai paesi in difficoltà a quelli percepiti più solidi; impediscono il corretto operare della politica monetaria unica; sono fonte di rischio per la stabilità finanziaria, un ostacolo alla crescita”.

Pressione fiscale non compatibile con crescita

Visco si è ppoi soffermato anche sul “prezzo di un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta”, chiarendo che “l’inasprimento non può che essere temporaneo”. Secondo il governatore “la sfida si sposta: occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale. Se accuratamente identificati e ispirati a criteri di equità, i tagli non comprometteranno la crescita; potranno concorrere a stimolarla se saranno volti a rimuovere inefficienze dell’azione pubblica, semplificare i processi decisionali, contenere gli oneri amministrativi. I margini disponibili per ridurre il debito anche con la dismissione di attività in mano pubblica vanno utilizzati pienamente”.