Il governo è disponibile ad affrontare in tempi brevi, di concerto con la Banca d’Italia e la Bce, il problema dell’assetto proprietario della nostra banca centrale”.
È quanto ha dichiarato ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, all’assemblea generale dell’Associazione bancaria italiana (Abi) a proposito della riforma dell’azionariato della Banca d’Italia, organo di vigilanza sul settore bancario ancora partecipato dai maggiori istituti di credito (Generali e Inps i due soci non bancari).
Il ministro, ex numero due di via Nazionale, ha toccato l’argomento in risposta alla richiesta degli istituti bancari di abolire una norma del 2005, mai attuata fino ad oggi, sulla nazionalizzazione del capitale di Bankitalia e di rivalutare quest’ultimo, attualmente fissato in 156mila euro, in modo da rafforzare il proprio patrimonio. Poco prima, infatti, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli aveva chiesto il “definitivo superamento dell’inammissibile legge italiana del 2005 che puntava a nazionalizzare l’azionariato della Banca d’Italia”, ritenuta anche di dubbia costituzionalità.
Saccomanni ha sottolineato, tuttavia, che l’azionariato di Bankitalia “è un tema delicato”, che va affrontato “nella prospettiva dell’Unione bancaria in Europa, prestando attenzione ai vincoli posti dalla normativa comunitaria, con l’obbiettivo di realizzare un assetto moderno ed efficiente del cruciale rapporto tra banca centrale e sistema bancario”.
La riforma dell’azionariato di via Nazionale, ha ricordato il ministro, dovrà poi ricevere il via libera della Bce, che vigila sull’indipendenza e l’autonomia delle banche dell’eurosistema.