Dal 30 giugno 2014 tutti i commercianti, artigiani e professionisti sono obbligati a consentire il pagamento tramite Pos (bancomat e carte di credito) per importi superiori ai 30 euro. La ragione di questo provvedimento è sempre la solita: estendere la tracciabilità dei pagamenti per combattere l’evasione fiscale. Tuttavia è probabile che si tratti dell’ennesima rivoluzione dimezzata. Infatti il decreto 179 del 18 ottobre 2012 (chiamato decreto crescita bis, varato dal Governo di Mario Monti) non prevede alcuna sanzione per chi non adotta questo strumento. Di conseguenza chi non lo usava prima continuerà a non usarlo. E il cliente non può nemmeno rifiutarsi di pagare.

Perché questa repulsione verso i pagamenti elettronici? In buona parte proprio per il motivo che ne ha fatto decretare l’obbligo: i pagamenti in contanti non sono tracciabili, quindi sono facilmente attuabili in nero. Un altro motivo risiede nel costo per adottare tale sistema. Tra installazione, canoni per gli apparecchi e commissioni bancarie, la Confesercenti stima un costo di circa 1.700 euro l’anno per transazioni di valore pari a 50.000 euro annue. Calcolati su tutte le imprese italiane, questi costi ammonterebbero a 5 miliardi di euro.