Le banche italiane sono in affanno. Hanno superato gli stress test di qualche settimana fa in modo brillante ma sono cadute sotto l’effetto rovinoso di piazza Affari che si è vista bersagliata dalle vendite, anche in conseguenza di una serie di decisione prese in seno all’Europa.

Quando un istituto di credito ha una crisi di liquidità può attingere ad una specie di rubinetto europeo per chiedere un prestito in grado di riequilibrare il bilancio della banca.

In alcuni casi si può diventare dipendenti da questo sistema fino a diventare protagonisti di una crisi senza precedenti.

E’ quel che è successo ai paesi periferici come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda che hanno raggiunto il crack economico dopo essere diventati dipendenti dai “rubinetti” UE.

Gli istituti di credito del Belpaese, però, hanno dimostrato di cavarsela bene in un momendo di forte crisi per le banche europee.

Anche Bankitalia in uno degli ultimi rapporti, aveva confermato la sanità del sistema nostrano.

Dopo la crisi di vendite, però, qualcosa è cambiato ed ora i dati parlano di un’inversione di tendenza. A luglio, infatti, le nostre banche hanno chiesto prestiti per 80 miliardi e 437 milioni di euro, quasi il doppio di quel che avevano chiesto a giugno: 41 miliardi e 315 milioni.