Mai così alte le sofferenze delle banche nostrane.
Ad aprile, secondo il rapporto dell’Abi, a conferma di un trend già anticipato da Bankitalia, le sofferenze lorde hanno superato i 133 miliardi, 2,3 in più rispetto a marzo e +22,3% su base annua. Per l’Associazione delle banche italiane resta “elevata la rischiosità dei prestiti”, che continuano a calare in modo significativo da oltre un anno.
L’Abi fa sapere, infatti, che a maggio i finanziamenti a famiglie e imprese sono scesi di nuovo, e per la tredicesima volta consecutiva, a 1.455,5 miliardi, replicando il -3,1% già rilevato ad aprile. Il totale degli impieghi, ancora, è calato per il decimo mese a 1.893,5 miliardi, facendo segnare un significativo -2,7%.
I tassi di interesse sui prestiti erogati dalle banche italiane, si legge infine nel rapporto dell’associazione, a maggio sono scesi al 3,75%, tre punti base in meno rispetto ad aprile e 28 punti base rispetto allo stesso mese del 2012. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento accordate alle imprese è sceso dal 3,60% al 3,55%, mentre il tasso medio sui nuovi mutui immobiliari è passato dal 3,72% al 3,67%.

Imprese sempre più in affanno. Aumenta, tuttavia, il numero delle imprese in ritardo sui pagamenti dei loro debiti. Secondo i dati dell’osservatorio Cerved su protesti e  pagamenti, oltre la metà delle aziende italiane regola le proprie fatture in ritardo. Nello specifico, nel primo trimestre del 2013 la percentuale di imprese che regola le fatture con un ritardo massimo di due mesi è salita al 45,6% dal 42,6% del primo trimestre 2012, mentre quella delle imprese che salda oltre 60 giorni è arrivata al 9,2% dal 9,1%. Sul totale delle aziende, la percentuale di quelle che regolano le fatture entro i tempi stabiliti con i fornitori è scesa al 45,2% dal 48,2%, con le Pmi che mediamente risultano le più puntuali.

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