Dal primo gennaio del nuovo sono entrate in vigore le norme del cosidetto “bail in“, ovvero le norme che regoleranno le crisi bancarie imposte dalla direttiva Brrd (acronimo che sta per Bank Recovery and Resolution Directive). Con le nuove regole, lo Stato non potrà più intervenire in occasione dei fallimenti delle banche, ma a pagare saranno in primi i “proprietari” della banca, ovvero gli azionisti.

Se l’azzeramento del valore delle azioni non dovesse bastare, saranno chiamati ad intervenire i titolari di altre categorie di strumenti finanziari secondo questo ordine: le azioni di risparmio, le obbligazioni convertibili in azioni, le obbligazioni subordinate – in altri casi chiamati anche junior, e si tratta dei titoli finiti sui giornali per la crisi delle quattro banche salvate dal governo Renzi alla fine dell’anno passato -, ed infine le obbligazioni senior.

Se si considera quest’ultimo tipo di bond, ci sono alcuni di loro che sono più sicuri. Se sono covered o secured sono garantiti da parti specifiche del patrimonio dell’emittente e, quindi, sono relativamente più sicuri, mentre quelli unsecured sono privi di garanzie reali.

Se l’azzeramento del valore di tutti questi titoli non dovesse bastare si dovrebbe passare ad aggredire la parte eccedente ai 100.000 euro dei conti correnti. Questo limite passa a 200.000 euro se un conto è cointestato – la garanzia di centomila euro vale per ogni correntista. Non verranno toccati i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi) o il contenuto delle cassette di sicurezza. In entrambi i casi si tratta di beni di proprietà del risparmiatore e in questi casi la banca fa solo da custode.