Il declino economico europeo si accentua ogni giorno di più e l’economia dell’Eurozona resta il principale rischio globale, con i mercati dell’Area Euro che sono di conseguenza il principale vettore di rischio per i mercati borsistici. Lo spiega Eric Le Coz, Deputy Managing Director di Carmignac Gestion nell’Outlook mensile della società di gestione di cui riportiamo di seguito una sintesi.  

Dopo un rialzo del 25-30% in meno di sei mesi per i principali indici di borsa mondiali, un numero crescente di Cassandre ci invita a prendere profitti e a ridurre le nostre esposizioni al rischio azionario. La situazione economica dell’Europa si starebbe deteriorando rapidamente, ci dicono; il balzo dell’economia statunitense sarebbe solo passeggero; la Cina starebbe rallentando in modo più drastico del previsto. Non intendiamo certo negare le incertezze che adombrano una visione chiara delle prospettive economiche. Ma, al contrario – sebbene la maggior parte degli investitori resti al di fuori dei mercati ad osservare l’evoluzione delle nuvole nel cielo – è forse opportuno fare una distinzione tra un consolidamento sempre possibile a breve termine e un trend positivo che potrebbe perdurare oltre la primavera. È con questi interrogativi che inizia il secondo trimestre.

Il declino economico europeo si accentua ogni giorno di più. La BCE, guidata dal pragmatico Mario Draghi, attraverso il successo della gestione delle operazioni di rifinanziamento a tre anni delle istituzioni finanziarie dell’eurozona, ha reso possibile che una simile crisi (greca, portoghese, ecc.) non si traducesse in una crisi di liquidità bancaria. In questo senso, le misure di allentamento quantitativo della BCE sono state un successo. Solo a metà, tuttavia, perché le banche hanno per la maggior parte utilizzato questo finanziamento a basso costo per risanare i propri bilanci e per reinvestire questa liquidità nel debito sovrano emesso dal proprio paese, permettendo così un calo significativo (ma non necessariamente duraturo) del costo del debito per paesi come l’Italia o la Spagna. Nel contempo, la quota destinata al finanziamento dell’economia reale resta molto modesta.

Tuttavia, solo una forte correlazione tra politica monetaria ed economia reale potrebbe parzialmente compensare i provvedimenti di austerità fiscale massicci e generalizzati adottati in tutta Europa. Poiché senza crescita non c’è salvezza per i deficit e i debiti. Ciò vale già per paesi che non hanno avuto squilibri significativi come l’Olanda, e ha indubbiamente conseguenze molto più serie su Stati come la Spagna, il Portogallo o l’Italia. È illusorio credere di poter raggiungere gli obiettivi di riduzione dei disavanzi senza crescita o inflazione. La politica monetaria può forse trovare nel sistema bancario spagnolo una cinghia di trasmissione verso l’economia reale? È poco probabile. La domanda interna può mantenersi con un tasso di disoccupazione del 23% orientato al rialzo? Non è quello che ci dicono le imprese europee i cui carnet degli ordini in provenienza dalla Spagna sono in caduta libera.

Gli ostacoli restano quindi numerosi nel panorama economico europeo. Solo la Germania dà ancora qualche segno di vitalità, con un mercato del lavoro solido e imprenditori con un morale tuttora alto, a giudicare dall’indice dell’istituto IFO di Monaco. C’è da augurarsi che l’elezione nella Renania Settentrionale-Vestfalia non indebolisca la coalizione di Angela Merkel, poiché altrimenti la conduzione dell’Eurozona diverrebbe problematica nelle prossime settimane. Con tutta probabilità la zona Euro non imploderà, ma un nuovo intervento della BCE è da prevedere solo nell’eventualità di una grave crisi. In ogni caso, l’economia dell’Eurozona resta il principale rischio globale per un gestore di portafoglio. I mercati azionari dell’eurozona sono di conseguenza il principale vettore di rischio per i mercati borsistici, in quanto in grado di riaccendere l’avversione al rischio. Privilegiamo quindi le vendite di contratti a termine su indici azionari della zona per ridurre in chiave tattica le nostre esposizioni azionarie.

La crescita mondiale resta asincrona, la nostra strada è disseminata di scogli e iceberg, ma l’asset class azionaria, con valutazioni ancora ragionevoli, a nostro avviso non ha esaurito il suo potenziale.