Le azioni europee possono ancora riservare soddisfazioni agli investitori nonostante le delusioni degli ultimi anni. Lo spiega Richard Halle, gestore del fondo M&G European Strategic Value, in una nota di commento diffusa oggi.

L’opionione di Halle

 Negli oltre dieci anni di esperienza che ho maturato nell’ambito dell’azionario europeo, il rendimento totale del mercato è stato uno scarso -0.8% l’anno. Anche se si tratta di un risultato piuttosto debole, la storia ci insegna che quando si compra a 4.3 volte il book value, come avveniva all’inizio del secolo, allora non ci si dovrebbe aspettare troppo dai redimenti futuri. Nei prossimi dieci anni i rendimenti potranno essere migliori? Al momento sembrerebbe proprio di no, soprattutto a causa delle reali preoccupazioni circa la capacità delle autorità di trovare una soluzione accettabile ai problemi che abbiamo di fronte. Non si devono certamente ignorare i rischi principali, che vanno da un’ipotetica disgregazione dell’euro da un lato, a un’impennata dell’inflazione causata dalla possibile stampa di moneta dall’altro. In ogni caso, la lezione che abbiamo imparato dagli ultimi dieci anni è di non far mai affidamento sui propri sentimenti quando si investe, perché danno quasi sempre la risposta sbagliata.

Nel lungo termine, l’azionario europeo è stata un’asset class eccellente. Infatti,alcuni singoli mercati, quello svedese ad esempio, hanno registrato le performance migliori al mondo. D’altronde, il modo in cui molte società sottostanti vengono gestite è decisamente migliorato nel tempo, e alcuni dei mercati che erano caratterizzati da modelli di governance inferiori sono ora annoverati tra i migliori. Il risultato è che abbiamo visto restringersi il divario tra i ritorni sul capitale in Europa e quelli nelle altre parti del mondo, e ci aspettiamo che questa tendenza continui. Non dobbiamo inoltre dimenticare che l’Europa è patria di molte importanti aziende che operano a livello mondiale: circa il 40% delle vendite delle società quotate sui listini europei provengono da fuori dei confini continentali, e il 30% dei 100 brand più importanti al mondo sono di aziende europee.

 Malgrado ciò, per quanto si tratti di un’asset class di grande valore nel lungo termine, l’azionario europeo presenta delle valutazioni molto basse. Oggi, il “rischio” di possedere azioni europee può portare rendimenti reali di circa il 13%; rispetto allo storico, è un premio di rischio allettante, infatti undici anni fa lo stesso valore era di 3.4%.

Un altro modo di pensare all’azionario europeo oggi, è considerarlo una fonte di reddito piuttosto che di apprezzamento del capitale. Se si ha la possibilità di investire si potrebbe semplicemente ignorare la crescita del capitale per un po’ di anni, concentrandosi esclusivamente sulla ricezione di un reddito regolare – e le entrate da un fondo europeo di tipo dividend sono sicuramente più ricche di quelle di un conto corrente. In un contesto di rendimenti molto bassi e di un’inflazione che rimane ostinatamente alta, i risparmiatori sono stati un’importante vittima della crisi. Il rendimento fornito dal mercato azionario europeo sembra particolarmente interessante in paragone alle altre opzioni disponibili. Sono convinto che oggi con una gestione del rischio razionale e un po’ di pazienza, ci siano ottime e più che favorevoli opportunitàprobabilità sono più che favorevoli.