Aumenti infiniti. Così potremmo riassumere la storia dei pedaggi autostradali. Al massimo ci si può accontentare di poco. Come del fatto che rispetto all’aumento del 3,9% dell’anno passato, quest’anno ci è andata ancora bene: ieri sono scattati, in media, aumenti autostradali sull’intera rete dell’1,32%, poco sotto il tetto massimo dell’1,5% garantito nei giorni scorsi dal ministro Maurizio Lupi.

Il ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con Pier Carlo Padoan, ministro dell’economia e finanze, hanno limitato gli aumenti, ritenendo come “obiettivo prioritario di interesse pubblico l’adozione di ogni misura idonea a consentire il superamento dell’attuale negativa congiuntura economico-finanziaria“. Per questo alcuni gestori si sono dovuti “accontentare” di aumenti inferiori a quelli richiesti – che in alcuni casi si erano attestati al 5%.

Entrando nel dettaglio, ecco gli aumenti dei pedaggi nelle diverse tratte autostradali:
Asti-Cuneo: invariata; Ativa (Torino – Valle d’Aosta): 1,5%; Autocamionale della Cisa: 1,5%; Autostrada dei Fiori: 1,5%; Autostrada del Brennero: invariata; Autostrade Meridionali: invariata ; Autostrade per l’Italia: 1,46%; Autovie Venete: 1,5%; Brescia Padova: 1,5%; Centro Padane: invariata; Concessioni autostradali venete (Cav) 1,5%;  Milano Serravalle: 1,5%; Milano tangenziali: 1,5%; Raccordo autostradale Val D’Aosta (Rav) 1,5%; Satap (Torino-Milano, Torino-Piacenza, Tronco A4 e tronco A21): 1,5%; Società Autostrada Ligure Toscana (Salt) 1,5%; Società Autostrada Tirrenica (Sat): 1,5%; Società Autostrade Valdostane (Sav): 1,5%; Società italiana per il traforo autostradale del Fréjus (Sitaf): 1,5%; Strada dei Parchi: 1,5%;  Tangenziale di Napoli: 1,5%; Torino – Savona: 1,5%.

Da rilevare poi che Atlantia - è la società dei Benetton che gestisce il tratto italiano del Traforo del Monte Bianco – ha  comunicato che l’aumento per il traforo sarà pari al 2,59% – il traforo si gestisce in base ad accordi bilaterali tra Italia e Francia. L’incremento va così scomposto: lo 0,19% è dovuto alla componente inflattiva, mentre il 2,4% è legato alle maggiorazioni tariffarie.

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