Il giallo si scolorisce sebbene, visti i precedenti, il dubbio resti. Le anticipazioni sulla bozza di decreto legge, da discutere in Consiglio dei ministri nel tardo pomeriggio del 9 ottobre, comprendevano un possibile aumento delle accise sui carburanti pari a 6,5 centesimi al litro per rifinanziare la cassa integrazione in deroga e altre misure di sostegno; s’ipotizzava anche un aumento dell’acconto Ires. Questo perché il deficit pubblico è nuovamente salito oltre il 3% sul Pil, soglia oltre la quale Unione europea e mercati finanziari cominciano a guardarci male.

Il polverone sull’ennesimo colpo alla circolazione stradale non ha tardato a sollevarsi, anche perché un aumento di tale portata avrebbe provocato un salasso non indifferente nelle tasche di individui, famiglie e imprese. Il Governo si è affrettato a smentire tale voce. Prima Dario Franceschini, poi fonti dal ministero dell’economia retto da Saccomanni hanno negato seccamente che nella riunione del 9 ottobre del Consiglio fosse previsto l’aumento delle accise (foto by InfoPhoto).

Ma la tentazione di farlo prima o poi è qualcosa a cui mai alcun Governo ha resistito, compreso l’attuale.