Parallelamente alle vicende di Silvio Berlusconi, nelle ultime ore un argomento che coinvolge direttamente tutti gli italiani è oggetto di scontro politico: la possibilità di non bloccare l’aumento dell’Iva al 22%, previsto automaticamente per ottobre. Dal commissario europeo all’economia Olli Rehn, il 17 settembre è arrivato un alt: i conti pubblici non si possono stravolgere. E anche il sottosegretario all’economia Pierpaolo Baretta avverte che non bastano le risorse per Imu, Iva e ammortizzatori sociali. Mancano un miliardo per quest’anno e quattro per il prossimo. Si dovrà scegliere. Il Pdl, con Renato Brunetta, lancia fulmini: se aumenta l’Iva cade la maggioranza. Anche il Pd non ama l’aumento, ma è meno duro sul Governo.

Chi invece proprio non ci sta è la Confcommercio. In un comunicato dell’associazione di categoria si legge: “L’aumento dell’aliquota è un’ipotesi che va definitivamente scongiurata perchè questa misura, anche alla luce dei primi timidi segnali di ripresa che non hanno però ancora interessato l’economia reale, sarebbe davvero esiziale per famiglie e imprese già stremate da una crisi senza precedenti, compromettendo la ripresa dei consumi e il conseguente consolidamento del quadro economico“.

Le conseguenze sarebbero gravi: “Se si dovesse cambiare idea e tornare indietro rispetto a questa linea di azione non vedremo mai i germogli di ripresa“.

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