Mancano 13 giorni all’inevitabile aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22%. Ormai al ministero dell’Economia danno la cosa per scontata perché non ci sarebbero i soldi per finanziare contemporaneamente l’abolizione dell’Imu e il blocco dell’aumento dell’Iva.

La conferma indiretta arrivano dalle parole del premier Enrico Letta – quando si riferisce all’Iva parla di una partita “complicata” -, e dal fatto che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni non ha speso una parola sull’Iva negli ultimi giorni mentre ha parlato a lungo del taglio del cuneo fiscale - una delle 35 misure economiche che il governo Letta dovrebbe varare venerdì nel consiglio dei ministri.

I 4 miliardi per mantenere l’Iva al 21% verrebbero destinati a ridurre il cuneo fiscale. E visti i pochi soldi a disposizione si potrebbe profilare una soluzione molto light. A vedersi ridurre le tasse sarebbero all’inizio solo i neo assunti under 30.

Molto dipenderà dal potere delle lobby che spingono per il cuneo o l’aumento dell’Iva. I primi sono legati ai commercianti e i secondi agli industriali. Tra i supporter dei primi c’è il Pdl, mentre ai secondi sembra essere più vicino in questi giorni il Pd -ma con differenze, visto che il viceministro Stefano Fassina, e il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato sembrano preferire il blocco dell’aumento.

In entrambi i casi non cambierà molto, ma personalmente credo che l’effetto recessivo dell’aumento del Iva sarebbe immediato, mentre la riduzione del cuneo fiscale difficilmente svilupperebbe i propri effetti in questo anno solare. E di questi tempi è meglio un uovo oggi che la gallina domani…

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