Le tensioni nel governo, con Enrico Letta costretto a fronteggiare le dimissioni in bianco dei deputati del Pdl, rimanda di fatto la decisione sullo slittamento dell’aumento dell’Iva, che ormai risulta inevitabile. Senza un intervento prima di martedì l’aliquota salirà al 22%, senza il famoso rinvio a gennaio 2014. Dunque, il voto di fiducia richiesto da Enrico Letta ha di fatto rimandato a settimana prossima la discussione attorno al decreto che sanciva il passaggio dal 21% al 22% (e che doveva essere approvato in Consiglio dei ministri) dell’Iva. È stato direttamente il premier Enrico Letta a chiedere di non esaminare il rinvio. Il Consiglio dei ministri ha deciso di non approvare alcun provvedimento prima del chiarimento in Parlamento.

Lo slittamento dell’aumento dell’Iva era uno dei punti dalla bozza del decreto legge volto a recuperare i soldi del mancato dell’aliquota tramite l’aumento dell’acconto dell’Ires e dell’Irap per il 2013, oltre che dall’incremento delle accise sui carburanti. Aumenti che si valuteranno in costi aumentati di 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013 e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 2,5 cent al litro. Nella bozza di testo c’era anche il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga per il 2013 con ulteriori 330 milioni di euro: “Sono provvedimenti disastrosi - ha fatto sapere il Codaconsche, se varati, avranno effetti pesantissimi sulle famiglie. Solo queste due misure determinerebbero, a regime, una stangata pari a 275 euro a famiglia: 66 euro circa per i maggiori costi complessivi legati ai rifornimenti di carburante; 209 euro per l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. Senza contare gli effetti indiretti sui prezzi al dettaglio, considerati arrotondamenti e aumento dei listini dei prodotti trasportati. Aumentare l’Iva e le accise sulla benzina vuol dire impoverire ulteriormente i cittadini, con conseguente calo dei consumi, una ondata di chiusure nel settore del commercio, incremento della disoccupazione e danni immensi per l’economia nazionale”.