Un vecchio detto ammonisce: non esistono pasti gratis. Il rinvio di tre mesi dell’aumento di un punto percentuale dell’Iva, deciso ieri dal Governo, se da un lato permette ad imprese e consumatori di respirare, dall’altro crea un “buco” nelle entrate fiscali che in qualche modo va coperto. Si tratta complessivamente di un miliardo di euro, di cui l’86% entra nel bilancio 2013. L’Esecutivo ha scelto due vie: la prima è una fortissima imposta sulle sigarette elettroniche, pari al 58,5% del prezzo di vendita al pubblico (e tale misura ha già mandato su tutte le furie gli operatori del settore); il secondo metodo utilizzato per compensare il mancato gettito Iva è l’aumento degli acconti fiscali su Irpef, Irap e Ires. Per le prime due l’acconto sale al 100%, invece del 99%; l’Ires sale invece al 101%. Non basta: il versamento dell’acconto dovuto dagli istituti di credito sulle ritenute ammonta al 110%.

Del resto la volontà del Governo è chiara. Come ha precisato lo stesso Enrico Letta ieri in conferenza stampa, parlando dell’intero decreto: “Credo che dimostri la volontà del governo di aiutare l’economia con la dovuta prudenza. Poiché in questo momento non è il caso di fare scelte che diano l’impressione di sfasciare i conti pubblici”.

La misura ha provocato molti mugugni tra le forze politiche. La Lega parla di beffa (Roberto Maroni via Twitter); Renato Brunetta, Pdl, la definisce “partite di giro al limite del raggiro”. E anche il deputato Pd Dario Franceschini, che pure fa parte del Governo, ha detto che “Le coperture sono migliorabili dalle Camere”.