Da dove vengono i soldi necessari a garantire l’aumento di 80 euro in busta paga? Dalla spending review non arriveranno più di 3,1 miliardi di euro, ovvero solo il 47% della copertura necessaria all’operazione taglia-tasse per il 2014 (foto by Infophoto). La fattura totale per garantire gli 80 euro mensili è infatti di 6,65 miliardi di euro. Il resto dei soldi arriveranno dall’imposta sostitutiva a carico delle banche sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia2,41 miliardi di euro -, dall’Iva generata dallo sblocco di un’altra tranche dei debiti della Pubblica Amministrazione – 650 milioni di euro -, dai tagli alle agevolazioni alle imprese – 500 milioni di euro -, alla riduzione delle rate sulla rivalutazione dei beni d’impresa – 600 milioni. L’ultima legge di stabilità dava la possibilità di suddividere in tre anni – senza pagare interessi – l’imposta del 12 o del 16% che le imprese devono pagare per questa operazione. Pochi mesi dopo, il nuovo governo ha deciso di cambiare le carte in tavola, facendo scomparire la rateizzazione: tutto deve essere pagato nel 2014 (foto by Infophoto).

Da rilevare che alcuni tagli sono stati ridimensionati strada facendo: dal tetto sugli stipendi dei dirigenti pubblici arriveranno al massimo 40 milioni, così come il giro di vite sulle municipalizzate dovrebbe portare solo 50 milioni. E lo scenico taglio delle auto blu produrrà solo un risparmio di 10 milioni. Anche per il 2015 la situazione non cambia: per garantire il taglio ci vogliono 14 miliardi, di questi solo 9 arriveranno da tagli sulla spesa. E tre miliardi dovrebbero arrivare da una misura una tantum: la lotta all’evasione fiscale. Un miliardo dovrebbe arrivare dalla maggiore Iva che dovrebbe arrivare dal pagamento dei debiti arretrati della Pubblica Amministrazione. Quello che manca arriverà da un taglio alle agevolazioni alle imprese.

Resta ovviamente più di un dubbio sulle coperture relative al taglio del cuneo fiscale. In primis legate al contributo della lotta all’evasione – anche se il governo intende realizzare “un programma di ulteriori misure ed interventi di prevenzione e di contrasto allo scopo di conseguire nell’anno 2015 un incremento di almeno 2 miliardi di entrate” rispetto al 2013. Un miliardo in meno dell’obiettivo tre miliardi…

Dei soldi della spending review c’è da rilevare che l’obiettivo tre miliardi è quello fissato dal commissario per la spending review Carlo Cottarelli, ma mentre lui aveva puntato i fari su pensioni e sanità, il governo Renzi si è concentrato  sugli acquisti di beni e servizi: da cui ci si attendono 2,1 miliardi nel 2014 e 5 nell’anno successivo.