Inizio mettendo le mani avanti. Nel momento in cui scrivo non c’è ancora una versione definitiva del provvedimento sul taglio del cuneo fiscale che dovrebbe portare gli 80 euro in più in busta paga. Nelle bozze circolate finora c’è un aspetto di cui pochi hanno parlato: per il bonus si parla di “credito” e non di “detrazione“. Il riferimento è al fatto che se le ritenute Irpef si rivelassero insufficienti, il datore di lavoro per erogare il bonus potrà ridurre i contributi previdenziali versati (in genere all’Inps) – ovvero i soldi che servono per costruire la futura pensione.

E allora? Apparentemente non ci dovrebbero essere problemi, perché la manovra dovrebbe prevedere che lo Stato si faccia carico di quei contributi. E quindi se nella busta paga del dipendente le ritenute Irpef non superano gli 80 euro, il datore di lavoro riduca i contributi previdenziali per versare il bonus. E’ lo stesso principio che era stato pensato per gli incapienti – ma poi per loro non c’erano i soldi per la copertura. Ci possiamo fidare? Se si guardasse  al passato la risposta  dovrebbe essere no. La pessima situazione dell’Inps è dovuta all’assorbimento dell’Inpdap, il vecchio ente previdenziale dei dipendenti pubblici. Perchè? il motivo è semplice, Lo Stato non ha versato per anni i contributi dei propri dipendenti. il risultato è un passivo di circa 25 miliardi.

Il rischio è che la nostra magra pensione futura – se mai ne avremo una – perda pure qualche pezzo. Insomma il rischio che i famigerati 80 euro si trasformino in una beffa… Con lo Stato che dà con unamano e che prende con l’altra (foto by Infophoto)…