Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della Confedilizia, l’applicazione della maggiore aliquota deliberata dai vari Comuni, rispetto a quella base uniformemente adoperata per la prima rata e pari al 7,6 per mille, porterà a settembre in sede di versamento del saldo dell’Imu ad aumenti d’imposta rispetto all’acconto fino all’80%. A pagare saranno soprattutto i cosiddetti contratti liberi.

Rischio case sfitte

Secondo l’ufficio studi di Confedilizia, il rischio è che molti tengano le case sfitte oppure riversino sui locatari gli aumenti della tassa. La maggiorazione dell’esborso dell’imposta da Ici a Imu è determinata oltre che dall’aumento dell’aliquota, dall’incremento del 60% della base imponibile, dovuto alla variazione del moltiplicatore da applicare alla rendita catastale.

Lo studio cita gli esempi di città come Roma, Perugia e Napoli, dove la seconda rata avrà un’aliquota del 10,6 per mille quindi un aumento rispetto alla prima rata del 7,9%. Un immobile categoria A/2 che ha rendita catastale di 787,60 euro ha pagato una prima rata di 503 euro, mentre la seconda toccherà i 900 euro, per un totale di 1403 euro. Per la stessa abitazione una rata di Ici era invece pari a 190 euro.

In città come Milano, Torino e Trieste, invece, si pagherà di meno. Il comune, infatti, ha scelto un’aliquota di base del 7,6 per mille: in tal caso per un immobile in affitto calmierato si è pagato 560 euro per la prima rata e si pagherà 399 per la seconda (per un immobile di rendita catastale pari a 877,98 euro). La situazione peggiore è per chi applica i contratti cosiddetti liberi. Secondo Confedilizia la seconda rata avrà aumenti pari al 79% a Roma, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Venezia e Perugia. Qui l’aliquota scelta dai comuni è del 10,6 per mille. Aumento ci sarà anche a Milano seppure del 53% (qui l’aliquota è del 9,6 per mille). La città pesa peggio è quella di Bologna.