L’ultimo Bank lending survey – è un sondaggio che la Bce fa tra gli istituti di credito sotto il suo controllo – fa dire alla Banca centrale europea che il Quantitative easing (QE) “ha nettamente allentato gli standard creditizi. Il maggiore effetto si è avuto per i prestiti alle imprese” – ovvero ha permesso un aumento dei prestiti ad imprese e famiglie (uno degli obiettivi del QE).

Secondo l’istituto centrale europeo, durante il terzo trimestre di quest’anno, le banche della zona euro hanno usato “la liquidità addizionale derivante” dal QE “per erogare credito“. In questo modo avrebbero allentato la stretta creditizia sul continente – in particolare al Sud – che ha caratterizzato questi anni di crisi economica. La Confcommercio stima che dal 2010 in poi, lo stock di crediti mancati alla piccola e media impresa sia stato pari a 97,2 miliardi di euro.

Le affermazioni della Bce vengono confermate dagli ultimi dati dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), che raccoglie 78 banche che rappresentano l’80% del mercato domestico. Nei primi otto mesi dell’anno in corso, i prestiti alle imprese hanno segnato un +15,9% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Non ci sono solo le imprese a beneficiare dell’allentamento della stretta creditizia: anche le famiglia hanno goduto degli effetti del Quantitative Easing. Nei primi otto mesi del 2015, i nuovi mutui erogati sono stati pari a 28,920 miliardi di euro. Nello stesso periodo del 2014 erano stati di 15,543 miliardi di euro – per una crescita dell’86,1%. In questi numeri ci sono anche le surroghe – ovvero il trasferimento di un mutuo da una banca ad un’altra. La loro incidenza sul totale dei nuovi finanziamenti è stata pari a circa il 29%.