I mercati azionari asiatici hanno registrato una giornata positiva grazie alle buone indicazioni provenienti dagli indici di fiducia delle imprese pubblicati ieri, che hanno ridotto i timori su un forte rallentamento dell’economia globale nel 2012.

Le borse d’Estremo Oriente si sono accodate alle buone performance evidenziate ieri dalle piazze occidentali, salite anche per la riduzione dei timori sulle prospettive dell’area Euro.

La seduta è stata caratterizzata dal guasto tecnologico che ha colpito il Tokyo stock Exchange, che ha dovuto interrompere le contrattazioni su 241 titoli per oltre quattro ore. Le contrattazioni sono, però, ripartite successivamente senza grosse conseguenze.

Dopo l’inaspettato rialzo dell’indice PMI manifatturiero in Cina, dato che era già stato pubblicato durante la seduta di ieri, anche l’indice tedesco, tornato a segnalare un’espansione del settore per la prima volta negli ultimi quattro mesi, e quello statunitense, salito al massimo degli ultimi sette mesi, hanno fornito indicazioni positive sull’andamento del settore industriale per i prossimi mesi.

I positivi segnali provenienti dalla produzione industriale hanno favorito le società automobilistiche, in particolare le giapponesi. Honda e Toyota, inoltre, sono salite grazie ai positivi dati sulle immatricolazioni in USA, salite rispettivamente del 9.3% e del 3.1%.

In tutta l’Asia si sono messi in luce i titoli finanziari, guidati da Nomura. La società giapponese ha annunciato per l’ultimo trimestre un utile netto in aumento del 33% a 17,8 miliardi di Yen contro le stime degli analisti intervistati dall’agenzia Bloomberg di una perdita di 2 miliardi di Yen.

Da segnalare, infine, il netto calo registrato da Sony (-4,7%). Il colosso nipponico ha rivisto le previsioni sulla perdita dell’intero esercizio 2011 portandole a 220 miliardi di yen, un dato nettamente peggiore rispetto ai 90 miliardi previsti a novembre. Sui risultati, ha precisato il management, pesano le recenti inondazioni che hanno colpito l’area del sud est asiatico e la perdurante forza dello yen che penalizza le esportazioni dei produttori giapponesi.