Le principali piazze azionarie asiatiche hanno vissuto una seduta contrastata, con frequenti passaggi dal segno positivo a quello negativo. I listini non hanno accolto con particolare entusiasmo il miglioramento delle prospettive del settore industriale cinese ed hanno risentito dai dati inferiori alle attese pubblicati ieri negli USA.

In Cina, l’indice di fiducia delle imprese PMI manifatturiero è salito a sorpresa da 50,3 di dicembre a 50,5 punti, un valore solitamente associato ad un incremento della produzione industriale e che ha contribuito a calmare le preoccupazioni su un forte rallentamento dell’economia cinese nella prima parte di quest’anno.  Uno scenario economico migliore delle attese, però, potrebbe paradossalmente rappresentare un freno per il mercato riducendo le possibilità di assistere ad un taglio dei tassi in Cina, come sperato dagli investitori.

Ad Hong Kong e Shanghai sono state le società immobiliari ad accusare le perdite maggiori, proprio perché sono quelle che più beneficerebbero di un possibile taglio dei tassi di interesse.
Ieri negli USA il nuovo calo dei prezzi delle case, il settimo consecutivo su base mensile, ed il calo della fiducia dei consumatori hanno evidenziato come la crescita economica statunitense possa rallentare nel 2012, pesando sulle esportazioni asiatiche che già devono fare i conti con la crisi all’interno dell’area euro.

In Giappone, l’attenzione degli investitori si è concentrata sui risultati aziendali, che per le società esportatrici sono stati inferiori alle attese a causa della forza dello Yen e dell’alluvione che ha bloccato la produzione in Thailandia. Ad esempio, Honda ha ridotto le proprie stime sugli utili, portandola al minimo degli ultimi tre anni. Nonostante questo il Nikkei è riuscito a chiudere con un modesto rialzo dello 0,1%.