Sembra tramontare il Sol Levante del Giappone.  Oggi il governo nipponico ha infatti diffuso un report mensile nel quale si nota come “la ripresa giapponese sembra ora essere giunta ad uno stallo a causa del rallentamento dell’economia mondiale”. Downgrade quindi per le prospettive di crescita del Paese, che stava riprendendosi dai danni dello tsunami del 2010. I consumi interni, dice il report, sono piatti, mentre produzione industriale ed esportazioni sono in indebolimento. Non solo: ma lo yen in apprezzamento continuo potrebbe danneggiare ulteriormente le esportazioni.

 ”E’ ovvio – fa notare il nuovo ministro delle finanze giapponese Jun Azumi – che l’apprezzamento dello yen non riflette lo stato dell’economia giapponese, e che non possiamo sottovalutare questo movimento”. Il ministro ha promesso “azioni decisive, se necessarie”; c’è da aspettarsi, secondo Bloomberg, una politica di stimolo fiscale, la vendita di valuta estera e, probabilmente, una tornata di allentamento quantitativo sulla scia della Fed.

 Tra le tigri asiatiche mostra le zanne invece la Corea del Sud, che ha incassato oggi l’aumento di rating da parte di Standard&Poor’s. La valutazione di lungo termine del Paese asiatico da parte dell’agenzia americana si è portata a livello A+/AA da A/A+, con outlook stabile.
La mossa di S&P segue quelle già compiute dalle altre agenzie. Anche Moody’s infatti ha di recente innalzato il rating sovrano della repubblica asiatica da A+ ad AA-, così come Fitch, che ha promosso Seoul da A1 ad Aa3. A giocare a favore della Repubblica asiatica, lo stabilizzarsi della situazione politica della Corea del Nord, ora nelle mani del nuovo dittatore Kim Jong-un, succeduto a Kim Jong-il defunto in dicembre. Una “sicurezza” geopolitica che influenza positivamente anche il resto della penisola, del resto sempre più competitiva dal punto di vista della produzione industriale, in particolare nel settore tecnologico dove brilla il gruppo Samsung.