Hanno chiuso in calo con rarissime eccezioni oggi le borse asiatiche: il Nikkei è arretrato dello 0,6%, lo S&P/Asx 200 Australiano dello 0,88% e l’Hang Se1ng di Hong Kong dell’,3%, mentre ha chiuso praticamente invariata la borsa cinese. Oltre alle solite preoccupazioni sulle prospettive della Grecia, con il nuovo piano di austerity che è stato giudicato insufficiente dai ministri finanziari dell’Unione Europea, a penalizzare i mercati sono stati i negativi risultati aziendali presentati da alcune delle big cap della regione.

In Australia, sono state le società attive nel settore delle risorse di base a perdere terreno sulla scia dell’annuncio da parte di Rio Tinto di una perdita netta nella seconda parte dell’anno dopo avere svalutato le proprie attività nel settore dell’alluminio per 8,9 miliardi di Dollari. Il titolo è arretrato del 2,3%, trascinando al ribasso anche la concorrente BHP Billiton (-2,26%).

In Giappone, le vendite hanno colpito i titoli finanziari per i timori che l’eventuale peggioramento della situazione in Grecia possa provocare nuovi contraccolpi sui mercati finanziari.

I dati economici pubblicati nella notte hanno aumentato i timori sulle prospettive economiche della regione. In Cina le espostazioni sono scese dello 0,5% anno su anno in gennaio, anche se i dati sono stati influenzati dalle festività del nuovo anno. Le importazioni sono scese del 15%, con il surplus di bilancia commerciale al massimo degli ultimi sei mesi.

Le esportazioni dalla Malesia sono cresciute al ritmo più basso degli ultimi sette mesi mentre le spedizioni dai porti Filippini sono scese. Questi dati hanno penalizzato anche le società esportatrici. Ad esempio, in Giappone sia Toyota sia Honda hanno perso intorno al 2%.