La prima flessione di Wall Street dopo quattro giorni consecutivi in rialzo ha indebolito anche le borse asiatiche, dove i ribassi sono stati diffusi. Il Nikkei ha chiuso in ribasso dello 0,16% e l’indice australiano S&P/Asx200 dell’1%. L’indice Hang Seng della borsa di Hong Kong ha registrato la performance peggiore, chiudendo in calo dell’1,3%.

Occhi puntati sulla politica monetaria cinese

Gli investitori hanno ridotto la propria esposizione sui mercati azionari per i timori che, in linea con quanto dichiarato ieri dal presidente della Fed Bernanke con riferimento agli Stati Uniti, anche la Banca Centrale Cinese possa decidere di non rendere la politica monetaria più espansiva nel breve. Un segnale in tal senso è arrivato anche dall’indice PMI manifatturiero di febbraio diffuso dall’agenzia di statistica cinese, che ha indicato un’espansione del settore manifatturiero per il terzo mese consecutivo.

Ad Hong Kong tra i titoli più penalizzati ci sono state le società immobiliari, che hanno risentito anche del report di una società privata, Soufun Holding, secondo cui i prezzi delle case avrebbero registrato in Cina il peggiore ribasso degli ultimi 19 mesi in febbraio. China Overseas land & Investment ha perso il 5,2% e Soho China ha perso il 3,7%.

A livello settoriale sono state penalizzate le risorse di base a seguito del calo di ieri delle materie prime, ed in particolare dell’oro. Ad esempio, in Australia Newcrest Mining ha perso il 2,8% e BHP Billiton è arretrata dell’1,4%.

La borsa giapponese ha chiuso in leggero ribasso sulla scia del rimbalzo dello Yen e nonostante il rialzo maggiore degli ultimi 5 anni delle spese per investimenti nell’ultimo trimestre del 2011 faccia intravvedere una ripresa economica maggiore delle attese.