L’articolo 18, sulla cui riforma si concentrano i recenti colloqui tra Governo e forze sociali, interessa solo il 3% delle aziende, ma ben il 65,5% dei lavoratori dipendenti. Lo spiega una ricerca della CGIA di Mestre pubblicata oggi. Delle 5.250.000 imprese presenti in Italia infatti, solo 156.500 circa hanno più di quindici addetti, mentre su quasi 12 milioni di operai e impiegati presenti nel nostro Paese, quasi 7.800.000 lavorano alle dipendenze di imprese con più di quindici dipendenti: soglia oltre la quale si applica l’articolo 18.

Il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi ha dichiarato che “anche per noi è stata una vera e propria sorpresa: se eravamo al corrente che il numero delle imprese interessate da questa misura fosse molto contenuto, tuttavia non credevamo che oltre il 65% degli occupati lavorasse nelle aziende con più di 15 dipendenti. Da ciò si evince che l’eventuale modifica che il Governo potrebbe apportare all’articolo 18 interesserà la maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani”.

La situazione cambia nel caso in cui i lavoratori autonomi, che nella quasi totalità dei casi operano nelle aziende al di sotto dei quindici dipendenti, siano inclusi nell’analisi. Infatti conteggiando anche questi ultimi gli addetti che lavorano nelle aziende con meno di 15 dipendenti raggiungono il 54,5%, mentre quelli che sono occupati nelle imprese con più di 15 dipendenti sono la minoranza, con il 45,5% del totale.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat (riferiti al 2006), in primo grado erano pendenti 8.651 “controversie” legate all’art. 18. Sempre secondo le serie storiche dell’Istat, il 44,8% delle cause si chiude con il rigetto della domanda, mentre in appello la soglia sale al 63,1%.