Il governo è intenzionato a stringere nel giro di pochi il nodo dell’articolo 18. Il premier Mario Monti ha chiarito che le trattative potranno protrarsi fino a giovedì, termine dopo il quale l’esecutivo procederà con la riforma anche in assenza di un accordo unanime da parte delle parti sociali, sindacati su tutti. La Cgil ha già avvertito di essere pronta alla mobilitazione.

I punti previsti dalla riforma

Di seguito i principali punti dell’ordinamento sul lavoro che potrebbero mutare alla luce delle misure al vaglio del governo.

La proposta del governo prevede innanzitutto il reintegro solo in caso di licenziamenti discriminatori.

Per i licenziamenti per motivi economici il reintegro sarebbe invece sostituito da un indennizzo in denaro variabile da 15 a 27 mensilità.

Per i licenziamenti di carattere disciplinare la parola sarebbe invece affidata al giudice, che avrebbe la facoltà di decidere tra reintegro e indennizzo.

L’altra novità è l’ambito di applicazione. Il nuovo articolo 18 si applicherebbe infatti a tutti i lavoratori, compresi quelli attivi in aziende con un numero di addetti inferiore a 15.

Sul fronte dei contratti è prevista la promozione dell’apprendistato a contratto prevalente per l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. I contratti a tempo determinato non potranno essere reiterati per più di 36 mesi. Sui contratti a tempo determinato graverà un aumento dei contributi dell’1,4% a carico delle imprese che andrà a finanziare un nuovo sistema di ammortizzatori sociali.

L’ammortizzatore destinato a sostituire nella maggior parte dei casi la cassa integrazione, ribattezzato Aspi, ossia l’assicurazione per l’impiego sostituirebbe l’assegno di disoccupazione, avrebbe la durata di un anno per i lavoratori fino a 54 anni per un massimo di 1.119 euro. Per i lavoratori oltre i 54 anni la durata prevista è di 18 mesi.

La proposta del governo tocca anche il lavoro femminile. Saranno infatti vietate le dimissioni in bianco e verranno sperimentati i congedi di paternità obbligatori.