L’istituto del TFR, ossia del Trattamento di fine rapporto, è regolato dall’articolo 2120 del Codici Civile italiano. Si tratta di un articolo composto di cinque commi, che disciplinano quello che risulta essere uno dei tanti diritti che spettano al lavoratore dipendente. Il TFR si compone di una somma di denaro che il lavoratore ricevere in genere al termine del suo rapporto professionale e la cui entità è commisurata al tempo trascorso in azienda.

Art. 2120 Codice Civile: primo comma

Il primo comma dell’articolo che regola l’istituto del TFR recita: “In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese“.

Il primo comma dell’articolo 2120 del Codice Civile si occupa dunque di descrivere lo scopo del TFR e di spiegare come calcolare la somma che spetta al lavoratore.

Art. 2120 Codice Civile: secondo comma

Il secondo comma dell’articolo 2120 recita invece: “In caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per una delle cause di cui all’articolo 2110, nonché in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nella retribuzione di cui al primo comma l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro“.

In questo caso la legge chiarisce che al lavoratore spetta il TFR anche nel caso in cui la prestazione professionale sia sospesa per infortunio, malattia o gravidanza e per gli altri casi citati nel comma e specifica quanto sia dovuto per il Trattamento di fine rapporto.

Art. 2120 Codice Civile: terzo comma

Il comma successivo, il terzo, specifica: “Il trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini della applicazione del tasso di rivalutazione di cui al comma precedente per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta“.

Da quanto si evince nella lettura del terzo comma, si comprende che esso si preoccupa di stabilire quale sia l’incremento annuo con cui va rivalutata la somma accantonata dal datore per pagare il TFR al lavoratore. Il comma stabilisce anche quando il lavoratore può ottenere un anticipo del proprio TFR.

Art. 2120 Codice Civile: quarto comma

Il quarto comma recita: “Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al precedente comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti.

La richiesta deve essere giustificata dalla necessità di:

a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;

b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile“.

Il quarto comma si preoccupa di specificare quando il lavoratore può ottenere degli anticipi del TFR (ossia quando il rapporto di lavoro non è ancora concluso) e in quale misura può ottenerli.

Art. 2120 Codice Civile: quinto comma

Il quinto ed ultimo comma dell’articolo 2120 del Codice Civile dispone: “L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto.

Nell’ipotesi di cui all’articolo 2122 la stessa anticipazione è detratta dall’indennità prevista dalla norma medesima.

Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi possono altresì stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione“.

L’ultimo comma continua a dettare norme in merito all’anticipo del TFR, specificandone alcuni aspetti. Esso richiama inoltre l’articolo 2122 del Codice Civile (che riguarda l’indennità in caso di morte del prestatore di lavoro).