La domanda penso se la siano fatti in tanti… Quanti licenziamenti finiscono per creare delle cause di lavoro? Come molti di voi saprete, il ricorso al famigerato articolo 18 è diminuito a seguito delle modifiche decise dal governo Monti e introdotte con la legge Fornero, che hanno ridotto il ricorso al reintegro. Tra l’entrata in vigore di questa “riforma” ed il giugno del 2014 i licenziamenti finiti davanti ad un giudice sono stati poco più di 39.000.

Le stime affermano che solo 9.000 di queste cause hanno determinato un reintegro del lavoratore.  I casi nel 2014 sono stati 8.537. Secondo la riforma voluta dalla ministra Elsa Fornero, c’è tempo una settimana per far partire una procedure di conciliazione presso la direzione provinciale del ministero del Lavoro. Se non c’è una risposta di tale ufficio, il licenziamento viene considerato valido. Il tentativo di conciliazione Senza risposta dall’ufficio, che valuta la congruità della decisione, il licenziamento è valido. Nei primi 6 mesi del 2014 questa tipologia di applicazione dell’articolo 18 ha riguardato 490 persone. Il tentativo di conciliazione porta in genere ad un accordo economico tra le parti – solo 428 lavoratori a seguito di tale processo sono ritornati sul loro posto di lavoro.

Se non si raggiunge un accordo tra le parti si arriva alla causa giudiziaria – nel 2014 si registrano 2.563 casi. I dati sul reintegro non ci devono portare a conclusioni sbagliate: i lavoratori vincono quasi sempre, ma in genere preferiscono l’indennizzo monetario. E quando il lavoratore chiede il reintegro, i giudici gli danno ragione nell’80-90% dei casi.

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