L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è da sempre terreno di scontro per politica e sindacati. Considerato il caposaldo della tutela dei diritti dei lavoratori, oggi si è tornati di nuovo a porlo al centro del dibattito, in seguito alla decisione del governo Renzi di procedere ad una massiccia riforma del mondo del lavoro.

Introdotto con la legge del 20 maggio 1970, numero 300Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento” (ma meglio nota come Statuto dei lavoratori, appunto), l’articolo 18 è incentrato sulla tutela reale del posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, ove per tutela reale si intende che qualora il lavoratore subisca un licenziamento senza il supporto di un giustificato motivo, ha diritto ad essere reintegrato nel suo ruolo o a ricevere un cospicuo indennizzo.

Affinché l’articolo 18 possa essere invocato a tutela del lavoratore, occorrono però alcune condizioni: l’unità produttiva in cui egli è impiegato deve avere più di 15 dipendenti (5 se si tratta di unità produttiva agricola) oppure l’azienda deve impiegare più di 60 dipendenti.

Cosa cambierebbe in seguito all’entrata in vigore del cosiddetto Jobs Act voluto da Matteo Renzi? Il Premier non ha mai nascosto la sua volontà di abolire l’articolo 18 dello Statuto (negli ultimi giorni ha dichiarato persino che: “Gli imprenditori devono poter licenziare“, leggi qui tutte le sue affermazioni). Per Renzi abolire questo articolo sarebbe un delle abili mosse per contrastare il fenomeno del lavoro precario, che negli ultimi anni ha preso piede in Italia con risultati disastrosi.

Il diritto al reintegro nel posto di lavoro (la tutela reale di cui abbiamo parlato poco fa) sarebbe previsto soltanto in caso di licenziamento dovuto a motivi discriminatori o disciplinari, mentre non sarebbe più possibile in tutti gli altri casi (ed in particolar modo per i licenziamenti causati da motivazione economica, come ad esempio può essere una riorganizzazione aziendale). A chi gli fa notare che l’abolizione dell’articolo 18 potrebbe configurarsi come illegittimità costituzionale, dal palco della direzione del Pd Renzi risponde così: “Il rispetto del diritto costituzionale non è nell’avere o no l’articolo 18, ma nell’avere lavoro. Se fosse l’articolo 18 il riferimento costituzionale allora perché per 44 anni c’è stata differenza tra aziende con 15 dipendenti o di più?“.

La volontà di abolire l’articolo 18 e anche tutti quei contratti di lavoro che hanno diffuso il precariato, viene compensata nel Job Act grazie alla configurazione di nuovi ammortizzatori sociali in grado di sostenere coloro che hanno perso il posto di lavoro e che sono in cerca di nuova occupazione.

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