In arrivo un nuovo balzello che dovrebbe colpire in particolare una delle categorie più bistrattate dal fisco: gli esercenti. Il governo Renzi potrebbe – usiamo ancora il condizionale, perché si spera che alla fine il buon senso prevalga – introdurre una tassa sul contante versato in banca – che dovrebbe scattare quando si depositano più di 200 euro. Questa misura farebbe parte di una sorta di pacchetto sulla tracciabilità – e quindi con l’obiettivo di compiere una lotta contro l’evasione fiscale , che contiene oltre a questo balzello, anche l’introduzione dello scontrino e della fattura digitale.

Di cosa si tratta? Secondo le anticipazioni circolate finora, si tratterrebbe di un’imposta di bollo proporzionale che dovrebbe scattare solo per depositi in contanti superiori ai 200 euro. L’imposta verrebbe introdotta con il chiaro obiettivo di ridurre i contanti e quindi – credono – l’evasione. Alla fine rischia di essere solo l’ennesimo strumento di vessazione per chi ha già tanti problemi per arrivare alla fine del mese, e l’ennesimo assist alle banche perché vedranno crescere i loro utili sulle operazioni di accredito elettronico e allo stesso tempo ridursi i costi di gestione del contante.

Il piano prevede anche – dal primo gennaio del 2017 – l’obbligo per categorie come quella dei commercianti, artigiani e professionisti di memorizzazione e trasmissione telematica al Fisco, di tutti i corrispettivi giornalieri. Mossa che dovrebbe portare all’abbandono del classico scontrino cartaceo. Stessa sorte – ovvero trasmissione telematica – dovrebbe riguardare le fatture. Per entrambe le misure ci dovrebbe essere il sostegno economico dello Stato.

Lo scarso utilizzo del contante in Italia indicherebbe che nel nostro paese c’è una maggiore evasione fiscale rispetto ai nostri partner europei, e rappresenta comunque un costo, che è stato stimato pari a 8 miliardi di euro – ovvero lo 0,5% del Pil. Una cifra – posto che sia corretta la stima – che diventa sempre più difficile da sostenere in un periodo di crisi come questo.

Per cambiare però non bisognerebbe ricorrere ai balzelli, ma ridurre i costi per l’utilizzo del bancomat per i risparmiatori, o ridurre le spese che le banche addebitano agli esercenti per l’utilizzo del Pos.