L’Argentina potrebbe dichiarare un nuovo default. L’eventualità diventa sempre più concreta, man mano che si avvicina la scadenza dei bond emessi nel 2005 e 2010 per ristrutturare il debito che aveva causato la prima disastrosa bancarotta del Paese sudamericano nel 2001. Il governo guidato da Cristina Kirchner intendeva rifondere solo i creditori che avevano accettato lo swap tra i titoli del 2001 e quelli emessi successivamente a costo di un “haircut”, ovvero di una riduzione del valore del credito richiesto dai detentori dei bond a scadenza. Tuttavia, una sentenza della corte di New York ha disposto l’obbligo per l’Argentina di rifondere 1,3 miliardi di dollari entro metà dicembre ad alcuni creditori che, invece, non avevano aderito allo swap, optando per esigere il pagamento pieno dei bond del fallimento argentino. Se tale sentenza dovesse essere impugnata da tutti i detentori di bond emessi sotto la legge di New York, secondo il Financial Times, ci sarebbero 25 miliardi di potenziali debiti incombenti su Buenos Aires, oltre agli 8-11 miliardi di altre emissioni nazionali. Le riserve della Banca Centrale Argentina al momento ammontano, sempre secondo il quotidiani inglese, a 45 miliardi di dollari. Lo Stato potrebbe quindi decidere di non pagare nessuno dei propri creditori, dichiarando nuovamente bancarotta.