L’Argentina, secondo un’analisi proposta dal Financial Times, potrebbe essere di nuovo vicina al default anche se rispetto al 2001 le condizioni economiche della popolazione sono cambiate parecchio. Ecco i dati all’origine dell’interpretazione del quotidiano economico.

In Argentina, i cittadini tendono a cambiare i pesos risparmiati con il lavoro in dollari americani. Si tratta di una mossa che da un lato serve a mettere al sicuro il gruzzoletto accumulato dall’inflazione e dall’altro è utile per viaggiare all’estero, importare beni e servizi e via dicendo.

Il governo, però, non è d’accordo con questa pratica ed ha varato l’ennesima norma di stampo protezionistico vietando il cambio dei pesos in dollari. Questa scelta governativa non piace agli investitori che vedono l’Argentina chiudersi in se stessa e non piace nemmeno agli analisti che ci vedono lo spettro del default.

Nel 2001, l’Argentina è andata in bancarotta perché si è trovata a non poter pagare gli interessi sul debito accumulati. La condizione prede fault di allora, è molto diversa da oggi. Anche il presidente argentino Cristina Kirchner dice che nel 2012 ci sarà una crescita tra il 4,5 e il 7,5%, oltre il +4,2% previsto dal fondo monetario internazionale.

È stata aumentata la spesa pubblica, infatti e si dovrebbero chiudere i bilanci, per la prima volta dopo tanti anni, con un deficit primario.