Il Governo ha finalmente approvato le nuove province che dovrebbero riorganizzare il territorio italiano riducendo il numero di persone che dipendono dalla Pubblica Amministrazione. Un modo per risparmiare che non ha mancato di sollevare qualche polemica. 

Il Governo ha approvato il decreto legge che deve riordinare, o meglio riformare, le province italiane le quali diventeranno, in tutto, soltanto 51. E’ stata pubblicata anche una mappa con le suddivisioni territoriali e si è specificato che la riforma non interessa le regioni a statuto speciale.

Il passaggio alle nuove province sarà graduale. Per prima cosa dall’inizio del 2013 saranno aboliti i consigli provinciali. Poi, alla fine del 2013 ci saranno le elezioni per i rappresentanti delle nuove province.

Attualmente la situazione è questa: in Italia ci sono 110 province, di cui 86 rientrano nelle regioni interessate dal decreto di riordino. Le 110 province saranno ridotte a 75. Di queste, 51 fanno parte delle regioni a statuto ordinario, cui occorre aggiungere le 24 province intatte delle regioni a statuto speciale.

Il riordino delle province si ventilava da diversi anni, da prima del Governo Monti. A luglio era già stata definita la tempistica degli interventi ed era stata presa in considerazione la storia delle città metropolitane. Le critiche sono relative al mancato rispetto delle specificità di alcuni territori.

Una rivolta campanilistica capitanata dai presidenti delle province, ma chi la spunterà?