L’APe volontaria ed il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) sono entrambe erogazioni che il lavoratore dipendente ottiene a seguito dell’interruzione del rapporto di lavoro, ma con alcune differenze, legate soprattutto ai costi e ai vincoli per accedervi

APe volontaria

L’APe volontaria è l’anticipo pensionistico previsto, in via sperimentale, dalla Legge di Stabilità 2017 per consentire ai lavoratori di accedere alla pensione anticipata ottenendo un finanziamento bancario. L’anticipo ottenuto andrà poi restituito in rate ventennali (quindi fino al compimento dell’età di 86 anni e 7 mesi), trattenute direttamente sull’assegno pensionistico con applicazione di interessi del 2,75-2,80%. A questo costo si aggiunge quello dell’assicurazione sulla vita che garantisce le banche, in caso di decesso prima degli 86 anni e 7 mesi del pensionato. In generale si prevede un peso sulla pensione finale di circa il 4,6 – 4,7%.

Per accedervi sono previsti alcuni vincoli/requisiti:

  • almeno 63 anni di età;
  • non più di 3 anni e 7 mesi dall’età pensionabile (che nel 2018 resterà a 66 anni e 7 mesi);
  • almeno 20 anni di contributi;
  • pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo (702 euro).

TFR

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), detta anche liquidazione o buona uscita, è un compenso con corresponsione differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro, che spetta a tutti i lavoratori subordinati indipendentemente dalla causa dell’interruzione del rapporto di lavoro (art. 2120 del Codice Civile). Il TFR lordo si calcola sommando, per ogni anno, una quota pari alla retribuzione annuale diviso per 13,5 alla quale va aggiunta a montante la rivalutazione dell’importo accantonato l’anno precedente.

Il TFR può anche essere richiesto in anticipo rispetto al termine del rapporto di lavoro, ma solo dopo almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e fino ad un massimo del 70% del TFR maturato alla data della richiesta, purché tale anticipo abbia lo scopo di sostenere:

  • spese sanitarie di carattere straordinario;
  • acquisto della prima casa di abitazione (per il richiedente o per i figli);
  • spese da sostenere durante i congedi per maternità o per formazione.

Il TFR può inoltre essere destinato, invece che all’azienda, ad un fondo pensione o, invia sperimentale fino al 2018 (Legge di Stabilità 2015) può essere anticipato, subito, in busta paga da parte dei lavoratori dipendenti delle aziende private con più di 6 mesi di servizio alle spalle.

La tassazione applicata al TFR cambia a seconda della scelta di destinazione del TFR:

  • il TFR in Busta Paga: viene tassato come la retribuzione di cui diventa parte a tutti gli effetti (anche nel calcolo della soglia per l’accesso alle detrazioni fiscali e sull’ISEE);
  • il TFR in Azienda viene tassato quando il lavoratore lo riceve come liquidazione al termine del rapporto di lavoro ed è sottoposto a tassazione separata ad aliquota media degli ultimi 5 anni (tassazione minima del 23%);
  • il TFR nel Fondo Pensione viene tassato quando il lavoratore lo riceve come liquidazione con una tassazione che varia da un massimo del 15% a un minimo del 9% (in base al numero di anni di iscrizione alla previdenza integrativa).

In base alla scelta cambia anche il momento in cui si disporrà del TFR:

  • in Busta Paga: subito, ma solo fino al 2018);
  • in Azienda: al termine del rapporto di lavoro;
  • nel Fondo Pensione: al pensionamento o nei casi previsti dalla normativa.