Tra le misure di Riforma Pensioni contenute dalla Legge di Stabilità 2017 volte a promuovere l’uscita flessibile dal mercato del lavoro ci sono due nuovi, interessanti, strumenti: la RITA, la Rendita Integrativa Anticipata che spetta, e l’anticipo pensionistico o APe (volontaria, social e aziendale).

Entrambe le misure sono riservate ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi, che maturano il requisito anagrafico per il pensionamento obbligatorio entro tre anni e 7 mesi e che abbiano maturato una pensione non inferiore a 1,4 volte l’importo del trattamento minimo INPS (circa 700 euro lordi al mese) certificato dall’Istituto.

I due trattamenti possono essere richiesti anche contemporaneamente. Per accedere alla RITA, i dipendenti pubblici devono aver aderito a fondi pensione o piani individuali pensionistici, a prescindere dall’adesione all’APE volontario.

La RITA prevede la possibilità di chiedere, se il rapporto di lavoro è cessato, indipendentemente dalla ragione, in tutto o in parte, la liquidazione del montante accumulato sotto forma di rendita temporanea, fino al conseguimento del requisito di accesso nel sistema pensionistico obbligatorio.

La rendita integrativa viene tassata con aliquota al 15%, ridotta di una quota pari allo 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. Il reddito derivante dall’APe non concorre ai fini IRPEF, ma l’anticipo sulla pensione dovrà poi essere restituito a rate, per vent’anni, che graveranno sull’assegno previdenziale vero e proprio.