La Legge di Stabilità 2017 ha introdotto in via sperimentale per gli anni 2017 e 2018 l’anticipo pensionistico APe che consente ai lavoratori con determinato requisiti di lasciare il mondo del lavoro con un certo anticipo rispetto vigente requisiti previdenziali attualmente richiesti.

Nella sua variante Social, l’APe consente di andare in pensione a 63 anni di età con 30 anni di contributi versati (36 per gli addetti a mansioni gravose) senza dover restituire nulla perché la prestazione è a carico dello Stato fino ad un massimo mensile di 1.500 euro.

Visti i costi per il bilancio pubblico la Legge ha previsto vincoli stringenti per l’accesso al beneficio lasciando escluse tre grandi categorie di lavoratori:

  • i residenti all’estero i quali, anche se maturano i requisiti previsti per l’accesso all’APe non possono beneficiarne. A chiarirlo è stato lo stesso INPS con la circolare n. 100/2017 contenente le istruzioni operative da seguire per poter avviare la pratica di certificazione dei requisiti di pensionamento: l’anticipo pensionistico non spetta a chi possiede la residenza fuori dall’Italia e viene automaticamente revocato qualora si sposti la residenza all’estero,anche nel caso si abbia già conseguito la sua percezione;
  • esclusi anche coloro che raggiungono i requisiti contributivi richiesti ma con periodi lavorati all’estero: il perfezionamento dei criteri contributivi di legge non può avvenire attraverso la totalizzazione di periodi assicurativi esteri con quanto già accumulato in Italia;
  • gli addetti ai lavori usuranti sono ammessi solo alla quota 41 precoci (lettera d del comma 199 della Legge di Stabilità 2017) e rimangono esclusi dall’anticipo pensionistico a carico dello Stato. Ricordiamo che per lavori usuranti si intendono quelli indicati dall’articolo 1, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo 67/2011:
    • mansioni particolarmente usuranti;
    • notturni a turni e/o per l’intero anno;
    • addetti alla cosiddetta linea catena;
    • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo (min. 9 posti);
  • i commercianti che hanno chiuso l’attività: la legge prevede l’incompatibilità della prestazione per “soggetti che beneficiano di un indennizzo per cessazione di attività commerciale”.