Esistono tre forme di anticipo pensionistico previste dal Governo per l’anticipo della pensione sotto forma di prestito. Sono l’APe Volontaria, ovvero la libera scelta del lavoratore di anticipare la pensione e ricevere un prestito da restituire in 20 anni, l’APe aziendale, ovvero il pensionamento anticipato stabilito nell’ambito di ristrutturazioni aziendali, e l’APe social pagata dallo Stato e destinata a disoccupati senza ammortizzatori sociali, lavoratori con  invalidità superiore al 74%, soggetti dediti all’assistenza di congiunto con handicap grave.

In particolare l’APe social, a differenza delle altre forme, consente di accedere alle pensione anticipata a costo zero poiché la quota capitale, gli interessi e l’assicurazione sono a carico dello Stato.

Tuttavia occorre rientrare in alcune specifiche categorie di lavoratori tutelati dalla legge, ovvero quelli che presentano una difficoltà fisica, economica o sociale.

In generale i requisiti sono il raggiungimento dei 63 anni di età e la maturazione tra i 30 e i 36 anni di contributi, a seconda dei casi, e di essere a non meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione. Inoltre occorre aver maturato una pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo INPS (702 euro al mese).

La più grande differenza, ovviamente, è che una volta che il lavoratore raggiunge i termini per la pensione vera e propria non dovrà restituire tutto quanto percepito fino a quel momento, come invece avviene invece per APe aziendale ed APe volontaria. Lo Stato pagherà infatti l’anticipo fino ad un massimo di 1.500 euro lordi, lasciando al lavoratore l’eventuale parte restante.

Per il momento sono quattro le categorie di lavoratori ammessi all’APe Social:

  • disoccupati per licenziamento o dimissioni per giusta causa, senza trattamento di sostegno al reddito da almeno tre mesi e con 30 anni di contributi;
  • caregiver, ovvero lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado conviventi con handicap grave di cui all’articolo 3 legge 104/1992. Anche in questo caso si devono avere 30 anni di contributi;
  • inabili almeno al 74% con 30 anni di contributi;
  • addetti a lavori usuranti o mansioni gravose con 36 anni di contributi.