L’APe Social, lo strumento con il quale i lavoratori di particolari categorie disagiate possono richiedere un anticipo della pensione, pagato dallo Stato prevede dei requisiti specifici.

Innanzitutto l’appartenenza a classi disagiate, come disoccupati senza ammortizzatori sociali, lavoratori con invalidità superiore al 74%, soggetti dediti all’assistenza di congiunto con handicap grave e poi 63 anni di età, tra i 30 e i 36 anni di contributi, a seconda dei casi, nonché aver maturato una pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo INPS di 702 euro al mese. Non è invece necessario essere a non meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione.

Ma non è tutto, perché nel Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017, approvato da Camera e Senato, all’art. 179 è riportato quello che di fatto può costituire uno spartiacque tra lavoratore dipendente e autonomo.

Si legge infatti che i disoccupati:

“Si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni”.

In nessun punto si fa riferimento a lavoratori autonomi, ma solo a lavoratori ex dipendenti. Per il momento quindi la questione sembra chiusa e sembra escludere tutti gli appartenenti alla categoria degli autonomi, anche se questi presentano oltre 30 anni di contributi e oltre 63 anni di età.