L’APe social è l’anticipo pensionistico riservato ai lavoratori tutelati dalla legge: disoccupati per licenziamento o dimissioni per giusta causa, caregiver familiari, inabili almeno al 74% e addetti a lavori usuranti o mansioni gravose.

Tra i requisiti vengono inoltre richiesti almeno 63 anni di età, tra i 30 ed i 36 anni di contributi, a seconda dei casi, una pensione maturata pari ad almeno 1,4 volte il minimo INPS (702 euro al mese) e non più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Gli aventi diritto potranno accedere all’APE Social, ottenendo un anticipo a carico dello Stato che può arrivare fino ad un massimo lordo di 1.500 euro lordi (quasi 1.300 euro netti).

Questo significa che il lavoratore ha una pensione lorda che non supera tale tetto, quando raggiungerà la pensione vera e propria non dovrà restituire nulla, perché l’anticipo (quota capitale, interessi e assicurazione) è a carico dello Stato fino a tale soglia.

Se invece la pensione maturata supera i 1.500 euro il lavoratore può prendere diverse strade:

  • richiedere un importo di pensione anticipata inferiore a quella maturata, così da non avere alcuna trattenuta sulla pensione finale;
  • richiedere l’anticipo pieno e poi restituire la parte eccedente, in rate ventennali, trattenute dall’assegno pensionistico, applicando la stessa penalizzazione prevista per le altre forme di APe.

Ovviamente anche il lavoratore che ha un importo di pensione lorda inferiore ai 1.500 euro potrebbe decidere di anticipare un importo più basso, anche se probabilmente non vi sono ragioni per farlo, dato che al conseguimento della pensione vera e propria non dovrà restituire nulla.